Professionisti senza Irap anche con dipendenti


Corte di Cassazione,sentenze  n. 22020 e  n. 22022  del 25/9/2013

La Suprema Corte rileva che la presenza di modeste spese per emolumenti a terzi  non appare da sola sufficiente per determinare l’automatica sottoposizione ad IRAP della professionista in particolare  a fronte della pochezza di detti compensi che non superano le 400.000 lire mensili. Si sottolinea  che la presenza di dipendenti non è di per sé elemento costitutivo della “autonoma organizzazione” bensì un elemento presuntivo da cui può essere dedotta la sussistenza della “autonoma organizzazione”  La “autonoma organizzazione” deve costituire un qualcosa di ulteriore e diverso rispetto a quella razionale auto organizzazione che necessariamente accompagna qualunque attività professionale svolta abitualmente, richiamando alcune sentenze della Cassazione poco chiare afferma che non escludono che la presenza di anche solo un dipendente possa costituire indizio di ”stabile organizzazione”, rimettono però la concreta valutazione al giudice di merito, escludendo un automatismo dipendente-soggezione a IRAP (sentenza n. 22592 dell’11/12/2012 sentenza n. 5012/2007, ordinanza n. 18472 del 4 luglio 2008, ordinanza n, 14304 del 8 agosto 2012 ,ordinanza n. 14304 del 8 agosto 2012).   La vera innovazione della sentenza è la successiva, in cui si afferma che  l’automatica sottopozione ad IRAP del lavoratore autonomo che disponga di un dipendente, qualsiasi sia la natura del rapporto e qualsiasi siano le mansioni esercitate vanificherebbe l’affermazione di principio desunta dalla lettera della legge e dal testo costituzionale secondo cui il giudice deve accertare in concreto se la struttura organizzativa costituisca un elemento potenziatone ed aggiuntivo ai fini della produzione del reddito, tale da escludere che l’IRAP divenga una (probabilmente incostituzionale) “tassa sui redditi di lavoro autonomo”. Vi sono, a giudizio del Collegio, ipotesi in cui la disponibilità di un dipendente (magari part-time o con funzioni meramente esecutive) non accresce la capacità produttiva del professionista, non costituisce un fattore “impersonale ed aggiuntivo” alla produttività del contribuente, ma costituisce semplicemente una comodità per lui (e per i suoi clienti). Una diversa interpretazione normativa  costituirebbe una sorta di sanzione che scoraggerebbe l’assunzione di dipendenti. Tra l’altro (Nda non ci dimentichiamo che per le cosi dette professioni protette ossia quelle per l’esercizio delle quali è necessario l’iscrizione a un ordine o albo non possono esistere senza il professionista per il quale il dipendente costituisce un semplice ausilio, che certamente non puo’ sostituirlo a tal punto da  creare un autonoma organizzazione, puo’ la segretaria visitare un paziente e fare diagnosi?) Corte di Cassazione, sentenze  n. 22020 e la n. 22022, del 25/9/2013


STUDIOMARINOongio 24 ottobre 2013 - 23:51:49
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