Accolli fiscali negati dall'agenzia delle Entrate


In arrivo notifiche massive di atti di recupro per indebita compensazione da accolli fiscali

L'agenzia Entrate sta notificando atto di Recupero per indebita compensazione a seguito di accollo, negando la possibilità di ricorrere all'istituto, che viene invece ammesso dalla normativa L’istituto dell’accollo è previsto dall’art. 8 della L. 212/2000, l’agenzia delle entrate in una sua interpretazione sui generis ha negato la possibilità di ricorrere all’istituto dell'accollo in base a una propria risoluzione la n.140/E del 15/11/2017, che non solo non è un atto normativo, ma che per l’assurdità più totale si applica per gli accolli effettuati dal 15/11/2017, data in cui è stata emessa la risoluzione. Creando una disparità di trattamento tra i contribuenti, che hanno applicato l’istituto dell’accollo nel periodo precedente e successivo alla risoluzione. L’ufficio non può motivare un atto citando una circolare, almeno che non la alleghi all’atto che lo richiami. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite del 9 ottobre 2007, n. 23031 ha ribadito che circolari e risoluzioni, anche se impartiscono direttive agli uffici gerarchicamente subordinati affinché si uniformino ad esse, possono essere disattese sia dai Giudici tributari che dal contribuente (Cass. 21154/2008.Cass. n.237/2009, Cass.10915/2015 , Cass. 21872/2016, Cass. n. 6185/2017, Cass. Ord. n.370/2019), perché costituiscono mere interpretazioni. Allo scopo di contrastare il fenomeno delle indebite compensazioni dei crediti d’imposta, l’Agenzia delle Entrate può sospendere fino a trenta giorni l’esecuzione delle deleghe di pagamento F24 contenenti compensazioni che presentano profili di rischio (provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 195385 del 28/08/2018) operazione che non ha fatto. Vista però l’impossibilità di controllare tutti, l’ufficio ha emesso atti di recupero massivi senza tener minimamente conto delle situazione delle singole posizioni. Che gli avvisi di recupero del credito di imposta hanno natura accertativa in quanto costituiscono manifestazione della volontà impositiva erariale ( Cass. 22322/2010 e Cass. 6582/2011 ) e, come tale, soggiacciono a tutti gli obblighi previsti dalla normativa vigente, quali, ad esempio, quello della motivazione ed è atto impugnabile innanzi alla Commissione Tributaria. Discorso a parte si deve fare invece quando l'indebita compensazione sorge da un accollo creato con falsi crediti d'imposta, qui il discorso è un pò più complicato e merita una difesa molto più articolata. Giuseppe Marino 27/09/2019   


STUDIOMARINOonven 27 settembre 2019 - 00:50:20
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