Ipotesi patrimoniale, illegittima a tutti i livelli


Ipotesi patrimoniale, dimenticando che già ne esistono due (l’IMU e l’imposta di circolazione sulle auto) e che non sono certamente legittime

In questi giorni si sta discutendo sulla possibilità che l’attuale governo inserisca nel nostro sistema tributario una patrimoniale per sanare il grande deficit di bilancio, causato dal Covid 19. Di patrimoniale ne esistono già due, L’imu ex  ici e l'imposta di circolazione (bollo auto), la cui dichiarazione di illegittimità è stata sempre evitata dalla Consulta per ovvi motivi di gettito. Una patrimoniale contrasta con il nostro ordinamento, che legittima soltanto imposte sul reddito, vieta la doppia tassazione (che invece si configurerebbe con tassando immobili e conti correnti, dove già abbiamo pagato le tasse), costringendo chi non ha reddito, ma solo un immobile o qualche soldo sul conto corrente a pagare imposte senza averne alcuna legittimazione a farlo. Pensate ad esempio a un ragazzo di 18 anni, che gli muore la madre, unico genitore, eredita la casa ed è costretto a pagare l’IMU o qualsiasi altra patrimoniale senza avere reddito. Come fa a pagare senza non ha nemmeno i soldi per vivere? Mentre chi ha pagato le tasse e con quel reddito già tassato, ha acquistato casa, ha messo da parte qualcosa creando un risparmio, sarà costretto a ritassare tali somme, nonostante il divieto di doppia imposizione. Quindi chi parla di legittima tassazione ai sensi dell’art. 53 della Costituzione, non sa di cosa parla, non ha alcuna preparazione giuridica, oppure se ce l’ha è una persona in malafede. In primo luogo bisogna capire cos’è una patrimoniale e se rispetti i canoni costituzionali. La patrimoniale è un imposta che colpisce il patrimonio (immobili, c/c) a prescindere dal reddito. La nostra costituzione impone la partecipazione alla spesa pubblica in base al principio della capacità contributiva, ossia più guadagno più pago, con criteri di progressività, nel senso che l’aliquota aumenta se aumenta il reddito (Art.53 della C.) L’art. 47 della Costituzione tutela il risparmio dei cittadini italiani. L’art.42 della Costituzione stabilisce che la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge L’art. 3 della Costituzione stabilisce che Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Ma se fai pagare le tasse, per giunta due volte soltanto a chi possiede un patrimonio acquistato con denaro già tassato, questo è ideologia politica e non giustizia. La Legge 825/1971, legge delega della riforma tributaria, parla chiaramente di imposte sul reddito, Il tema fu discusso anche durante i lavori preparatori della riforma tributaria del 1971, quando partendo dall'affermazione secondo la quale non possono essere tassati con la patrimoniale i beni infruttiferi si ripiegò sulla introduzione di una imposta sui redditi derivanti da patrimonio Ilor. Il divieto della doppia imposizione è un principio cardine del nostro sistema tributario, che serve ad evitare che lo stesso reddito venga tassato più volte in base allo stesso presupposto e  anche in capo a soggetti diversi (art. 163 DPR 917/1986). Nella disciplina delle imposte dirette questo principio è regolamentato dall’art. 163 DPR 917/1986 in base al  quale “ La  stessa  imposta  non  può essere  applicata più volte in dipendenza   dello  stesso  presupposto,  neppure  nei  confronti  di soggetti diversi”. In base alla citata disposizione sono vietate la doppia imposizione giuridica ed economica. Vediamo cosa si è inventato la Consulta pur di avvalorare le scelte dei nostri benamati governanti. Con l’ordinanza n. 169/2016, depositata in data 13/07/2016, la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla questione di legittimità costituzionale della legge istitutiva dell’IMU, per violazione del principio costituzionale di capacità contributiva, per  un insanabile contrasto con gli artt. 42 e 53 Cost.: l’IMU, colpendo un reddito virtuale anche ove l’immobile non possa produrlo, quindi illegittima, in quanto dovuta a prescindere dalla percezione di un reddito da parte del proprietario di un bene, obbligato a pagare  indipendentemente da disponibilità finanziarie e quindi costretto a svendere il bene, a ricorrere a forme di finanziamento penalizzanti o a rilasciare l’immobile al Comune; l’imposta contrasta anche con l’art. 42 Cost. in quanto impedisce il mantenimento della proprietà acquistata a titolo successorio da parte di soggetti privi di reddito che potrebbero destinare l’immobile ad abitazione personale. Il Giudice delle Leggi liquida la questione con una presunta impossibilità di individuare con precisione la norma ovvero le norme oggetto di censura, censura che fondamentalmente sembra investire l’intero complesso normativo. Tale impossibilità si riverbera anche sulla rilevanza della questione, non potendosi valutare la necessità di applicazione delle norme stesse. In poche parole si è rifiutata di decidere. Con riferimento al bollo auto Con l’ordinanza 352/1995 depositata il 21/07/1995 la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legittimità costituzionale della legge n. 53 del 28 febbraio 1983, con riferimento al principio di capacità contributiva. Fino all'entrata  in  vigore  del  d.l.  30 dicembre 1982, n. 953 convertito  il  legge  n. 53  del  28  febbraio  1983 l'imposta sugli autoveicoli era una tassa di circolazione. Quindi in quanto tassa si pagava se si  circolava, altrimenti non si pagava. La Tassa di circolazione contribuiva  alle  spese di mantenimento delle opere pubbliche stradali in  ragione della grandezza e, di conseguenza del maggior consumo che i  veicoli  più  grandi  e  più  potenti causavano alla rete stradale pubblica.  Quindi  tale  imposta  aveva,  secondo  il legislatore, un preciso  scopo  risarcitorio. Con l'entrata in vigore della legge n. 53 del 28 febbraio 1983 la natura della stessa imposta cambia radicalmente, quindi viene trasformata da tassa (che pago se utilizzo un servizio, nella fattispecie l’uso della rete stradale pubblica) a imposta (prelievo coattivo, che si paga a prescindere della possibilità di usufruire di un servizio), ma tale trasformazione  causata da motivi di natura economico-finanziario  del  Paese  e  diretta  ad ottenere un'entrata fissa e non eventuale, non è stata di poco conto, l’imposta deve rispettare l’art. 53 della Costituzione, ossia deve essere agganciata al reddito, altrimenti è una patrimoniale, tant’è vero che il presupposto dell’imposta è il semplice possesso dell’autovettura. La corta costituzionale liquida la questione stabilendo che  l'ordinanza di rimessione non fornisce alcuna indicazione della norma o del principio dell'ordinamento rispetto ai quali la disposizione impugnata, diversificando situazioni tra loro comparabili, porrebbe in essere la lamentata discriminazione; che, pertanto, la questione deve dichiararsi manifestamente infondata. In poche parole si è rifiutata di decidere.   Per salvarci bisogna uscire dall'euro oppure cancellare il debito. Altrimenti l'Italia sarà svenduta agli stranieri .
30/11/2020 Dott. Giuseppe Marino


STUDIOMARINOonlun 30 novembre 2020 - 17:08:29
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